33 è il numero che ci separa da Rimini

La terra di mezzo non è solo quella creata nell’universo fantasy di J.R.R. Tolkien. Una terra di mezzo ce l’abbiamo anche noi, proprio qui in Romagna.

33 è il numero che ci separa da Rimini, una delle più famose città italiane. Solo 33 chilometri di distanza, per un mondo distante e diverso, oltre Rimini.

Rimini è Federico Fellini, la piadina buona, il Grand Hotel. È il Duomo di Leon Battista Alberti. È il ponte di Tiberio, è il locale modaiolo alle cantinette della vecchia pescheria. È un lungomare lunghissimo. È tante altre cose.

A 33 chilometri da Rimini c’è una terra di mezzo che si divide tra le Marche, l’Emilia Romagna, la Repubblica di San Marino e la Toscana. Una terra chiamata Valmarecchia, dal fiume Marecchia che ne scandisce i paesaggi e la vita dei paesini che gli sorgono tutto intorno.

La prima volta che sono arrivata qui, 13 anni fa, appena varcata la soglia del borgo di Verucchio, ricordo di aver respirato un’aria nuova. Un cielo azzurro e terso faceva da cornice a piccoli paesini con case in sasso che si ergevano su colli armonici, una meraviglia che non avevo mai visto prima. Un profumo di sottobosco mi aprì le narici, bloccate da anni nell’odore dello smog delle città in cui avevo vissuto.

Quel giorno sono entrata in un mondo diverso, sconosciuto. Il mio primo ricordo, appena scesa dall’auto, è quello di un suono: Il delicato cinguettio degli uccelli si perdeva nell’aria fresca e pulita attorno a me. Mi accolse come ti accoglie il suono di un violino mentre il suo maestro lo sta accordando, prima di cominciare il suo concerto in teatro.

In questo strano mondo post-moderno, la Valmarecchia non è ancora famosa ai più, ma è conosciuta dagli studiosi di arte, di cultura, dai musicisti, dai motociclisti, dagli amanti di cucina e sapori sperimentali. Una terra a cavallo tra diversi mondi, in cui odori, suoni, sapori si fondono perchè provenienti dalle diverse culture che qui si intrecciano da secoli. Ho scoperto qualche anno dopo che nel gergo Riminese gli abitanti della Valmarecchia sono chiamati montanari e ne sono rimasta spiacevolmente colpita.

Questa valle ha dato ispirazione a Tonino Guerra, a personalità affascinanti, che hanno lasciato un segno nel mondo, a persone poliedriche che fanno ancora mestieri autentici, mestieri Italiani che nelle culture del mondo ci invidiano da sempre, perchè con quella cura e maestria sappiamo farli ancora solo noi. Pare che anche la Gioconda sia stata dipinta in questi paesaggi, il solo sapere che il più grande uomo di tutti i tempi, Leonardo Da Vinci, abbia messo i suoi passi dove oggi li metto anche io, mi pervade di uno strano orgoglio e mi fa salire un piacevole brivido di emozione lungo la schiena.

Qui c’è ancora il fornaio vero, che prepara il pane secondo antiche ricette tramandate da generazioni e gli imprime sulla superficie uno stemma che solo a guardarlo sa di buono. Ha il profumo e il sapore del pane preparato dalle nostre nonne nel dopoguerra.

C’è ancora il vetraio che insegna il suo mestiere al figlio, che lo insegnerà a suo figlio, nei secoli dei secoli. Il vetraio scolpirà vetrate che, dipinte sapientemente da un artigiano, prenderanno forme oniriche nei rustici tipici del luogo. I rustici con il tetto, i sassi a vista e le tavelle romagnole, che da abitazioni rurali sono oggi capolavori di architettura tipici del luogo e finiscono per esser descritti nelle riviste di arredamento più autorevoli della stampa nazionale e internazionale.

In questa valle è passato San Francesco e ci ha piantato un cipresso che ancora oggi esiste e sempre esisterà. Qui la sera se attraversi il ponte che da Secchiano ti porta alla strada per il borgo di San Leo, puoi imbatterti negli occhioni giganti e dolci dei cerbiatti che attraversano il fiume correndo perchè hanno un sospetto: meglio non fidarsi dell’uomo.

La nostra Valle è piena di castelli e rocche. Ce ne sono tantissime e contribuiscono a rendere davvero unici i paesaggi. La sera con le lucine accese e con le terrazze panoramiche da cui si vede persino il mare, diventano il luogo perfetto per una passeggiata romantica. Si narra che molte storie d’amore siano nate tra le mura di questi castelli e che le loro anime vivranno qui per sempre.

Mangiare in questi luoghi è un’esperienza unica. È qui che ho scoperto il ragù ristretto con la salsiccia, che ho assaggiato per la prima volta le tagliatelle con i funghi porcini che sanno di bosco. Sogno ancora la faraona con le castagne, quella che così sa farla solo la Marta. Qui le persone ti accolgono con un sorriso e curano il tuo piatto per infondergli amore oltre che sapore.

Nella nostra Valle terminata la cena non esiste solo il conto da pagare ma ti aspetta una chiacchiera di un’ora davanti a un bel calice di vino rosso. E parlerai di te, del più e del meno, di quello che è stato e dei sogni che ancora verranno.

Come può una terra così restare nel dimenticatoio? Non può, semplicemente non può.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.