Tradizioni

Prima di cominciare a leggere questo post, indossa le cuffie e ascolta Agnes Obel, Fuel to fire:

Sin da piccola ho amato la Pasqua. Papà mi prendeva per mano e mi portava a vedere la processione dei Misteri, ogni venerdì Santo, nel mio paese in Puglia. Faceva sempre freddo il venerdì Santo, è sempre stato freddo quel giorno. Quasi un segno. Così la mamma mi infagottava tutta, cappuccio e sciarpone di lana. Poi, il giorno di Pasqua, spuntava il sole.

Puglia, 1988. Avevo quattro anni.

In Puglia è tradizione inscenare la Passione di Cristo con processioni che risalgono alla dominazione spagnola: le donne come l’Addolorata vestite di nero e con il velo di pizzo in testa, la banda del paese  che suona musiche tristissime e dolci allo stesso tempo.

Le avrò per sempre in testa queste musiche, come ogni bambino che è stato portato a vedere  il corteo sin da piccolino in giro per il paese intero. Le statue quando sei piccolo ti sembrano enormi, bellissime, preziose. Le guardi dal di sotto e ti sembrano immense. Alcune ti spaventano perchè il nimbo trema al ritmo dei fedeli che le sorreggono. La luce delle candele che illumina la strada. Le corse per trovare un angolino da cui osservare bene le statue e pregare in silenzio. Mettere il soldino nelle teche al di sotto di ogni statua per prendere un’icona sacra da custodire come un tesoro.

In Puglia sentiamo tantissimo la Pasqua. Forse ancora più che il Natale. È una storia di fede, musica e tradizioni che si fondono insieme. Le famiglie delle confraternite prescelte addobbano con cura e mille fiori le statue delle diverse stazioni della Passione di Cristo. Ricordo che ero davvero piccolina e mi piaceva spiare nelle case delle confraternite vicine il momento in cui le statue venivano adornate e riempite di fiori: mi chiedevo perché tanta cura per una statua, poi da grande ho capito.

La fede è una cosa difficile ma preziosa allo stesso tempo: significa fiducia, credere in qualcosa di cui non puoi avere certezza assoluta, ma tu ci credi, hai fiducia e non ti senti  solo al mondo. Senti qualcosa intorno a te e nel tuo cuore. Difficile da spiegare.

Oggi, Pasqua in Romagna.

Quest’anno passeremo per la prima volta una Pasqua lontano da quella a cui sono abituata. La cosa da un lato mi piace, dall’altro mi fa sentire strana. Sarà la mia prima Pasqua in Romagna. Il che se penso ai cappelletti che mi aspettano mi strappa sicuramente un grande sorriso.

Le tradizioni, non vorrei mai abbandonarle. Vorrei che restassero per sempre con me. Vorrei insegnarle ai miei figli, se mai un giorno ne avremo.

Come ogni viandante che si rispetti, voglio assaporare tutto di questa nuova Pasqua: la processione dei Giudei di Pennabilli (ci andrò venerdì per la prima volta) e soprattutto la colazione romagnola del giorno di Pasqua. La tradizione che mi ha insegnato Enrico. Suo nonno ci teneva molto a mantenere questo piccolo rito. Oggi noi manteniamo ancora questa tradizione, tutte le volte che siamo stati in Puglia per Pasqua abbiamo dato voce a due culture diverse: il rito religioso pugliese e la colazione romagnola.

È bello entrare nel mondo delle tradizioni altrui, è una scoperta sempre nuova e segno di apertura alle diversità.

La mattina di Pasqua

Pagnotta Pasquale, uova benedette e salame nostrano.. In più un bel bicchiere di vino rosso a colazione. Questa è la mattina di Pasqua qui in Romagna. Ho provato a chiedere in giro il perché di questa tradizione e la risposta si perde nella notte dei tempi. Risale all’antichità, quando i contadini si concedevano dopo la Quaresima questo piccolo lusso: un pane semplice, con semi di anice e uvetta sultanina. Ne preparavano in grande quantità, perché una volta le bocche da sfamare erano tante. Pare che le origini della pagnotta si collochino a Sarsina, in provincia di Forlì-Cesena, a soli 18 chilometri da qui.

Mi sono alzata presto stamattina per andare a prendere la Pagnotta più buona e più bella al forno e il salame nostrano.

Pagnotta-Pasquale-Romagna

In ogni famiglia romagnola un nonno ha insegnato questa tradizione al proprio nipote, e noi anche, la insegneremo a tutti. Per ora l’abbiamo insegnata ai miei genitori e a loro è piaciuta moltissimo.

Di tradizioni parlerò ancora, questo è solo il mio piccolo inizio.

Buona Pasqua a tutti, credenti e non, immobili e viandanti, curiosi e aspiranti tali.

 

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