Semplicemente Lia: fotografare Live, da Novafeltria

Testo di Andrea Mularoni

“Sai, la gente di qua non è abituata. Pennabilli è il centro culturale, Santarcangelo quello più mondano e gastronomico, mentre qui… qui la gente ha l’anima del commercio. È una questione di storia, se ci pensi: Mercatino Marecchia, Marcadèn d’la Marecia, la città del mercato, delle fiere legate al bestiame e all’agricoltura, dello zolfo. Solo un pazzo o un visionario può pensare di portare qui qualcosa che non sia una sagra di paese. Ma lo vedi quel palazzo di fronte, dall’altra parte della strada? Quel palazzo è del 1800. E qualcuno dovrà pur trovare un modo per ricordarlo agli abitanti di questa città”.           

L’orologio del Caffè Grand’Italia batte le ore 11, quando per la prima volta incontro Lia. Sono in ritardo, come mi ricordano le campane della vicina Chiesa di Santa Marina. Chissà da quanti anni scandiscono il tempo qui a Novafeltria. Non so nemmeno che aspetto abbia, Lia. Ho rifiutato di documentarmi da quando, nell’unica chiacchierata telefonica che precede questo nostro incontro, ha espresso il desiderio di non farsi fotografare. “Tutti lo sanno, guarda il mio profilo Facebook! Ci sono solo foto di quando ero bambina”.

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E così sia: sarà più bello sorprendersi di ogni dettaglio che i nostri occhi riusciranno a captare, una volta che ci riconosceremo. L’imbarazzo della ricerca tra le tante persone sedute nei tavolini del Caffè Grand’Italia, alle ore 11 e qualche minuto, è forse il male necessario. Quelle belle tensioni che accompagnano tutte le prime volte. La nostra personalissima prima volta, capita quasi per caso: qualcuno dall’angolo destro della strada pronuncia il nome che avevo bisogno di sentire. “Questo cavo lo devo far passare da qui? Mi servono le scale”. Eccola Lia. L’infaticabile Lia, già a lavoro, quando mancano 10 giorni a quello che è il suo piccolo miracolo artistico, il suo dono alla città che l’ha cresciuta e dove da qualche anno è tornata a vivere: Semplicemente Fotografare – Live.  

“Live” non è mica lì per caso. Semplicemente Fotografare è infatti una grande opera collettiva, una creatura “lieve e giocosa, che evita la pomposità riservata agli eventi che di solito trattano la fotografia”.

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Uno degli allestimenti di Semplicemente Fotografare Live, giardino di Palazzo Mattei
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“Che emozioni ti lasciano le sagre di paese”?

LA STORIA

Parola di questa donna dai capelli ricci e corvini, che dopo qualche battuta per tastare il terreno (“vedo che hai una macchina fotografica con te, con che cosa scatti?” Ho una Nikon D5200 per le fotografie e una Canon Eos 100D per i video, le rispondo) apre il suo libro dei ricordi.

Mi racconta di una piccola meraviglia nata grazie al web, nel 2011. Un gruppo facebook di fan monomarca Fujifilm. Una nicchia di amatori che cresce senza sosta, per darsi consigli e imparare dai propri errori. E che dopo 3 mesi conta già 3 mila membri. Nel 2015 diventano 5 mila. Poi 6, 7, 8… fino ai 9 mila attuali.

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E alcuni di loro, nel 2014, sentono di essere ormai diventati una piccola comunità. Un gruppo di amici, nato dalla stessa grande passione. “Trascinati dall’onda fotografica, da 4 anni ci ritroviamo a Novafeltria per ammirare i nostri lavori. Il segreto della parola Live risiede tutto qui. Un confronto continuo, che si auto-alimenta”. Una mostra a cielo aperto che quest’anno conterà 75 esposizioni individuali, 7 opere collettive ed alcuni importanti workshop in allestimenti creati “ad hoc”, negli edifici storici di privati e nelle location pubbliche più rappresentative del Comune. Senza selezioni e distinzioni categoriche in generi, ponendo l’accento sull’atto di fotografare, con qualsiasi mezzo e con qualsiasi tecnica, da quelle antiche della fotografia al collodio o della cianotipia alle polaroid, allo smartphone.

Tutto il programma di Semplicemente Fotografare Live 2018 

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“Gli allestimenti sono il punto forte di questo festival”, Photo Credits: Renato Greco

LA RIAPPROPRIAZIONE DEL NON VISIBILE

Squilla un telefonino. Entrambi controlliamo che non sia il nostro, con un pizzico di imbarazzo. Penso che la nostra prima volta sia più interessante di quello che – entrambi – ci saremmo aspettati. Ne ho la conferma quando Lia (che intanto ha risposto alla chiamata) si affretta a chiudere: “ora sono occupata”.       

“Di cosa ti occupi nella vita?” Mi chiede.

Comunicazione per aziende sul web, rispondo.

“Ti rende felice?”

È una domanda difficile, alla quale mi trovo impreparato. “Odio la deriva che tutto sta prendendo, basata sul venderti sempre qualcosa che abbia un valore economico”.  Frittata fatta, penso. Sicuramente l’ho spaventata con questi discorsi. La risposta però mi sorprende più della domanda:

“Bisogna avere il coraggio di fare esperienze che ci ricordino quanto siamo piccoli. Dopo aver studiato a Firenze, vissuto a Siena per amore, lavorato in un’azienda agricola, ricoperto una carica di assessore al Turismo per un comune della Toscana, sai cosa ho imparato? Che dobbiamo riappropriarci del non visibile. Pensa a quei comuni – della provincia di Siena (inciso mio) – dove il turismo di massa ha rovinato tutto. L’errore è quando un luogo si appiattisce sui desideri del turista, senza permettere che il turista si adatti al luogo”.

Qualche minuto di shock, un caffè per ricaricare le energie e si riparte. Un festival di fotografia da organizzare e più di qualche impegno di lavoro ci richiama all’ordine. La nostra prima volta finisce qui.

Lo capisci a prima vista: per Lia la ricchezza non ha nulla a che vedere con gli oggetti e il denaro. Per lei, come per tanti altri, il grande valore delle nostre vite si trova nelle esperienze e nella possibilità di emozionarsi. Sentirsi vivi. Magari fotografando, semplicemente fotografando. Live.

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