Ricordo di un pomeriggio di fine estate: campi di grano, giochi bucolici e un ristorante gourmet

C’è un momento, quasi al termine di un viaggio, in cui il richiamo della tua terra si fa sentire. Il posto in cui vivo mi manca oppure mi manca la Puglia. E così preparo la valigia e faccio ritorno a casa.

L’autunno è arrivato: l’aria comincia a diventare fresca e profuma di bosco. I colori cambiano. Arancio, viola, rosso in mille sfumature calde, i campi e i boschi si trasformano d’incanto. L’autunno è la stagione in cui la Valmarecchia dà il meglio di sè, la natura diventa bellissima, le colline sembrano dipinti, i paesi diventano ancora più accoglienti e ospitano una serie di eventi culinari (e non) senza eguali di cui vi parlerò presto.

Dell’autunno in particolare mi piace quel bel freschino che mi permette di mettere un maglioncino caldo la sera e di fare finalmente a meno dell’aria condizionata. Sono nata in pieno autunno, in un giorno di fine Ottobre, tra il sole tiepido e gli alberi con le foglie di mille colori e ho sempre pensato che ci sia un legame tra me e questa magica stagione.

autunno-valmarecchia

Nel periodo in cui si passa da una stagione all’altra, in particolare tra l’estate e l’autunno, mi vengono in mente un sacco di pensieri. Mi ricordo i giorni dell’estate appena trascorsa, il viaggio alla scoperta della Sicilia, la visita ai miei ulivi Pugliesi e al mio mare blu, i pomeriggi nelle colline della nostra splendida Valle.

Cambiare stagione è come visualizzare il passato e allo stesso tempo il futuro. Provi a ricordare quello che è stato e immagini quello che ancora verrà. E così, in giardino, avvolta nel mio maglioncino, col vento pungente che fa cadere le foglie dagli alberi mi ritrovo a caccia di ricordi… Chiudo gli occhi e mi viene in mente un pomeriggio della splendida estate appena trascorsa.

A luglio, di ritorno dal viaggio in Sicilia avevo voglia di tornare nella profonda Romagna. Nulla mi sembrò più appropriato del trascorrere una serata insieme agli amici mangerecci.

Finestrini aperti, odore di estate, colline ovunque, fiori. Intorno a noi campi di grano pieni di balle di fieno, rustici col tetto e le tavelle romagnole, animali da pascolo e muggiti di mucche, grilli che saltellano qua e là, conventi circondati da prati, suore felici che coltivano gli orti e ti rispondono dal ciglio della strada mentre suoni il clacson per salutarle, fossi e dossi, buche, breccia sul ciglio delle strade. Odore di aria fresca e pulita, di polli e di letame. Avevano appena concimato i campi.

Quel giorno fermammo la macchina a ridosso di un campo, d’istinto scendemmo a giocare come dei bambini felici.

Ci avvicinammo a una balla di fieno. Notai subito che era molto più alta di me (e io non è che sia proprio bassina con i miei 174 cm di altezza). Viste dalle foto o in giro in macchina mi erano sembrate più bassine. Invece no. Erano alte. Molto alte. In un attimo mi ritrovai in cima a una balla di fieno.

Mi prese una ridarella ma di quelle ridarelle che poi diventano grasse risate. Quelle che ti vengono dal cuore e contagiano ogni millimetro del tuo corpo.

Scoprii un’ amara verità: le balle di fieno sono tutt’altro che soffici. Si, mi sono graffiata tutta con quel fieno e ne ho portato i segni sulle braccia e sulla mia adorata tuta blu elettrico per tutta l’estate.

Però lassù mi sono sentita felice. Ho riso così tanto. E poi era proprio l’ora che preferisco, quella del tramonto, che in questa valle è stupendo ogni sera, soprattutto d’estate.

Queste colline mi insegnano ogni giorno che per vivere bene basta poco, bisogna solo sapersi prendere poco sul serio e ridere, ridere, ridere a crepapelle, recuperare le sensazioni che provavamo da bambini, quando scartavamo sotto l’albero di Natale il regalo che avevamo desiderato per mesi.

Poi riprendemmo il cammino, direzione: Ristorante del Lago, Acquapartita, a Bagno di Romagna. Ci arrivammo svalicando e passando per Sant’Agata Feltria. Il mio stomaco su queste curve non è mai stato gentile, ma si sa, sono nata in Puglia dove le strade sono dritte dritte e sembrano non finire mai.

Ho adorato questo posto sin dalla prima volta in cui ci sono stata, la sua cucina dai sapori tipici del luogo sapientemente rivisitati. La sua semplicità. La ricercatezza e la voglia di emozionare chi assaggia. Io vedo questo nei piatti del Ristorante Del Lago. E non finirò mai di ringraziare la mia amica Lù per avermelo fatto scoprire.

E poi, quando non ci sono folle e chiasso in un ristorante puoi chiedermi se sono felice e la mia risposta sarà un sì.

Amo così tante cose di questo posto che non so da dove cominciare. Forse dalla foto di un piatto.

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La passione viene fuori in ogni cosa, persino quando Andrea (che gestisce il ristorante con la sua famiglia da generazioni) ti presenta con orgoglio la sua carta dei vini (o forse dovrei chiamarla bibbia dei vini, perchè è un libro di 300 pagine senza esagerare).

La storia di questo ristorante mi ha lasciato un segno e mi ha fatto riflettere su molte cose: anni fa la loro cucina era tradizionale, poi la famiglia si è lasciata contagiare dall’entusiasmo di Andrea si è convertita al suo sogno. Andrea sentiva il bisogno di cambiare direzione, voleva rendere la cucina del ristorante diversa, nuova, particolare, a tratti quasi maniacale nella scelta degli ingredienti, delle formule che possono essere applicate nei piatti per renderli magici, nella ricerca del piatto giusto su cui adagiare ogni pietanza. Così al ristorante avvenne una piccola e bellissima rivoluzione che oggi possiamo gustare in questi meravigliosi piatti.

E poi, c’è un altro piccolo grande gustosissimo dettaglio da non trascurare: gli snack di benvenuto. Non posso descriverli, le mie parole non renderebbero loro giustizia. Ma una cosa posso dirla: chiamarli snack è davvero riduttivo.

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Sempre quella sera d’estate, Andrea mi ha raccontato che durante un suo viaggio all’estero era rimasto colpito dall’entree in un ristorantino in cui aveva cenato: una raffinata selezione di piccole tapas provenienti da diverse zone e culture del mondo. Mi disse di esserne rimasto così piacevolmente colpito, da aver pensato che anche nel suo locale avrebbe voluto riproporre uno snack di benvenuto che colpisse il cliente, proprio come era accaduto a lui.

Se ti accomodi in un ristorante e subito ti viene proposto un qualcosa di particolare, farai una bella impressione e gli darai un bel motivo per tornare. Andrea in questo è stato bravissimo: i suoi snack sono i migliori snack di benvenuto che io abbia mai assaggiato, perciò la sua missione nel mio caso, può dirsi compiuta.

Scegliemmo un menu degustazione, con una piccola variante sul primo. Lascio che l’immaginazione faccia la sua parte.

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MENU

Stuzzichini di benvenuto

Carpaccio di cervo, misticanza e frutti rossi 

Uovo di quaglia cotto a bassa temperatura, poi fritto, su una crema di melanzane, pomodori arrosto, chips di parmigiano e burrata

Lombetto di coniglio gestito come una porchetta su crema di topinambur e polvere di pomodoro

Flan di zucchine gratinato, prosciutto d’oca e mandorle

Ravioli ripieni di carbonara liquida al ragù bianco di carote 

Pancetta di maialino marinata e cotta un giorno, su ristretto di pere, uvetta e gel ai lamponi

Summer chocolate, cioccolato ai lamponi, sassi di cioccolato e polvere di lamponi,crema ai frutti di bosco, sponge al cioccolato e gelato al caramello salato 

Una cucina fresca e innovativa senza rinunciare alla tradizione, una cucina “stellare” secondo me.

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Il mio piatto preferito del Ristorante Del Lago, Acquapartita. Ravioli ripieni di carbonara liquida al ragù bianco di carote.

Rileggendo il post mi è venuta un po’ di nostalgia, non so perchè. Ma se penso al mio compleanno, alla mia cena di compleanno (è il 24 ottobre) e ai colori che stanno esplodendo nella Valle, mi passa in un attimo.

Se siete tra coloro che amano la buona cucina, la tranquillità, il vino buono, il freschino d’estate o il calduccio di un bel caminetto in inverno, vi consiglio di raggiungerci in Valmarecchia. Siamo nella profonda Romagna, terra di contaminazioni, tra la vicina Toscana e le Marche.  In una terra che in passato era regale, il Montefeltro. Ne resterete colpiti, ne sono sicura.

E se volete raccontarmi il vostro ricordo estivo gourmet più goloso, sono qui che aspetto curiosa le vostre mail e i messaggi.

In alto in calici e salute a tutti.

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