Colpo di fulmine romagnolo al primo assaggio: lo scalogno di Stefania

Quanto siamo fortunati a vivere in Romagna? Ogni giorno, da ormai 10 anni, mentre passeggio in giro per i piccoli borghi meravigliosi di questa regione me lo domando. Mi fermo in un angolo e penso che ormai di questa terra adoro tutto: la solarità, l’allegria, l’accoglienza delle persone, i paesaggi mozzafiato, le sue rocce, i campi, il meraviglioso cibo.

Adoro andare in giro per i paesini a scoprire angoli nascosti e a volte dimenticati. Man mano che il tempo passa mi rendo sempre più conto che tornare a vivere in campagna o in un piccolo paese è una grande ricchezza. Penso di essere ancora più felice in questa nuova dimensione slow. Una dimensione fatta di piccoli passi, tempi di attesa infinitamente più lunghi rispetto a quelli della città, di nuove scoperte.

Perché per scoprire nuove cose bisogna prendersi cura del proprio tempo e di chi ci sta intorno.

Solo così posso assaggiare e assaporare ciò che mi circonda. Scoprire nuovi cibi meravigliosi, alcuni dei quali senza questo mio nuovo uso del tempo probabilmente non avrei mai scoperto.

i miei pomeriggi slow sulle colline romagnole…

Il bello di vivere qui è proprio questo: fermarsi, respirare. Parlare con gli anziani, ascoltare le loro storie meravigliose, cariche di significato. Entrare in una piccola bottega e scoprire qualcosa di nuovo ogni giorno.

Come spesso capita da queste parti, quando entri in un negozio vieni accolto sempre con un sorriso e un buongiorno. E devo dire che essere accolta così mi predispone subito alla scoperta.

E poi diciamocelo: quanto amo l’odore degli scaffali antichi ricoperti di specialità culinarie? Quel profumo di buono, di formaggi tipici e salumi nostrani, di funghi e miele. L’odore del ragù che entra dalla stradina a fianco o quello acre della giardiniera fatta in casa. La bellezza dei vari tagli di formaggi, delle salsiccine appese, il profumo del pane… E quanto è bello poter degustare e condividere piccoli assaggi in queste botteghe? E quei colori che parlano di terra e tradizioni? A me viene subito l’acquolina in bocca.

Certo, sono consapevole di essere nella regione che produce tra i più grandi classici della cucina Italiana: il Parmigiano Reggiano, il prosciutto di Parma, la Mortadella di Bologna, l’aceto Balsamico, le tagliatelle, i tortellini (o cappelletti qui in romagna, eh!), ma piano piano mi sto rendendo conto che accanto ai prodotti per così dire famosi, in Emilia Romagna c’è un mondo di piccole eccellenze culinarie di cui ancora non tutti sanno. E per quanto tutto ciò mi attragga, ho pensato di condividere con voi questo piccolo mondo di cibi meravigliosi e ancora sconosciuti perché penso che le piccole cose vadano protette certo, ma anche raccontate e diffuse. Le piccole cose raccontano sempre un mondo di bellezza.

Inauguro oggi pertanto una nuova rubrica: Colpi di fulmine culinari. E voglio cominciare da questo sublime assaggio.

In una delle più recenti esplorazioni di bontà culinarie romagnole, mi sono imbattuta in un vasettino di Scalogno di Romagna IGP sott’olio. Attratta dal bel logo e dal nome di donna sull’etichetta: Stefania. E poi così al primo sguardo mi ha ricordato un prodotto pugliese di cui vado matta: i lampascioni sott’olio. In effetti, la somiglianza c’è perché sono entrambi bulbi golosi.

Ho chiesto al bottegaio se avessi potuto assaggiarne uno… e alla fine sono tornata a casa tutta contenta con il mio vasetto di scalogno di Stefania sott’olio.

terradorata-scalogno-romagna-igp

Poiché amo raccontare di bontà e di persone, ho scoperto che dietro quel vasetto c’è una storia bellissima che parla di tradizioni, una ricetta segreta e amore.

Il re dello scalogno e il suo Rubino di Romagna

Tutto partì in una cantina di un palazzo storico di una cittadina della romagna, dove viveva il re dello scalogno. Il re dello scalogno era il babbo di Stefania (oggi Stefania è la titolare di Terradorata, una piccola azienda che produce e commercializza in quantità limitate uno speciale Scalogno in vasetti sott’olio, con Scalogno di Romagna IGP).

In questa cantina il Re dello Scalogno sbucciava gli scalogni più buoni che trovava dai piccoli  produttori di scalogno della romagna e faceva ben attenzione a circondarsi di ventilatori per non lacrimare durante la sbucciatura del bulbo. Un bel giorno inventò una ricetta segreta. Prima la fece assaggiare agli amici durante i pranzi domenicali, in seguito decise di portare la sua ricetta (che oggi Stefania custodisce gelosamente) in giro per le feste culinarie d’Italia e riscuoteva un gran successo.

Amava così tanto il suo bulbo che lo soprannominò “Rubino di Romagna”, dato il colore rosso intenso che presenta il bulbo non appena sbucciato.  Il re dello scalogno metteva tanta cura e amore nella preparazione della sua ricetta. Era un grande appassionato di scalogno di romagna e lo sapeva trattare come nessun altro in regione.. ecco perché la sua ricetta è così speciale.

Su questo bulbo pregiato ho scoperto un mondo: ci sono pochissimi contadini che coltivano lo Scalogno di Romagna IGP! E’ bisognoso di essere coltivato in successione a sè stesso o ad altre liliacee (aglio o cipolla) e sono necessari almeno 5 anni per il ritorno dello scalogno sullo stesso appezzamento di terreno. L’impianto dello Scalogno di Romagna IGP si deve effettuare a partire dal mese di Novembre/Dicembre e per la raccolta bisogna aspettare fino a Luglio dell’anno successivo… Una coltivazione che richiede tempo, dunque.

Col passare del tempo il re dello scalogno ha insegnato a sua figlia Stefania la cura, la pazienza e l’attenzione che ci vuole per sbucciare questo bulbo, prima di arrivare a ottenere una tale bontà. E poi naturalmente le ha tramandato la sua speciale ricetta che necessita di molti passaggi. Oggi Stefania sbuccia con cura ogni scalogno, rispettando l’antica tradizione, proprio come anni fa faceva suo padre. E poi gli infonde questo sapore magico attraverso gli ingredienti segreti, di cui si dice sia gelosissima.

Il primo assaggio per me è stato una vera sorpresa. Il sapore di questa ricetta è decisamente particolare, un gusto pieno, dolce ma allo stesso tempo deciso. A me piace così com’è, al naturale, senza troppe elaborazioni, perfetto per un aperitivo gustoso, semplicemente su una fetta di pane appena sfornato. Un bulbo tira l’altro… Enrico e i miei amici me ne hanno finito un vasetto intero dopo pochi minuti dall’apertura. Ecco cosa succede con le cose che sanno di buono e il cui sapore va subito dritto dritto al cuore, oltre che al palato.

Dietro una storia come quella dello scalogno di Stefania ci sono tradizioni, un tempo lento speso bene ad osservare un padre che con pazienza e cura ricercava i migliori produttori locali di scalogno di romagna e tramutava la materia prima in una splendida ricetta, che oggi è tutta racchiusa in un vasetto. Stefania ha deciso da poco di condividere con tutti la sua tradizione fondando Terradorata e rispettando tutti i passaggi autentici che le aveva insegnato suo padre.

Custodire una tradizione dev’essere una grande emozione. Questo è ciò che mi ha colpito e che ritrovo dentro quel vasetto. Da una piccola tradizione, che si tramanda di generazione in generazione, oggi è nata una piccola grande eccellenza romagnola.

Ho sempre pensato che tra l’uomo e i prodotti della terra ci sia un legame speciale. E che dalla passione che si mette nel trovare una ricetta perfetta possano nascere grandi cose. Grandi sapori e bellissime storie, proprio come questa.

PS: Vuoi sapere dove trovare lo Scalogno di Stefania? Scrivimi a ilmondooltrerimini@gmail.com, sarò lieta di raccontarti qualcosa in più su questa scoperta golosa, oppure entra nel mondo di terradorata, dando uno sguardo a questo link:
https://www.terradorata.com/

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